Luca Mainini

Luca Mainini
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Quando hai iniziato a capire che l’arte iniziava a diventare un elemento fondamentale nella tua vita?
Alle elementari, quando ho iniziato a sentirmi “non capito”, quando aspettavo che i corridoi si svuotassero per godermi la vista del silenzio.

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Per te oggi quale significato possiamo dare a “visual artist”?
Credo che il concetto di artista visivo sia altamente inflazionato. Io mi sento più un “creatore di immagini”: scritte, filmate, girate, scattate, incollate.

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Le regole del mercato dell’arte possono essere cambiate, oppure c’è la necessità di seguirle per non rimanerne fuori?
Forse sono ancora troppo “giovane” per farmi di queste domande. Mi limito a seguire il mio istinto e a fare l’unica cosa che sono capace di fare: creare immagini.

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Tra i lavori che si possono vedere nel tuo sito, uno in particolare mi ha incuriosito: ci puoi parlare del tuo diario segreto?
Sono cresciuto con le deliranti pillole di saggezza del maestro David Lynch, uno che mi ha insegnato come funzionano
i mondi capovolti. Quei diari li ho creati in un periodo della mia vita caratterizzato dal caos più totale, un periodo capovolto.
Ho sempre avuto il desiderio di condividerli, così è nata l’idea di raggrupparli in un blog. Il diario segreto di Luca Mainini, è un omaggio
all’omonimo diario di Laura Palmer in Twin Peaks.

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Ci puoi parlare di MASSACRO SHOW ?
Massacro Show è terrorismo televisivo. È l’altra faccia dell’informazione. È puro voyeurismo ridotto all’osso, è l’estremizzazione dello spettacolo televisivo, la caricatura di un reality show, il fanatismo per tutto ciò che vive e si rigenera all’interno del piccolo schermo, è la eco catodica del feticismo italiano per il sangue. Massacro Show è tutto questo e molto di più. Un oscuro viaggio non ancora concluso.

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Salvatore Piombino su Cultura Avantpop ti ha definito: narratore e menestrello del post-umano: come inquadri questa fotografia
fatta all’interno di “MASSACRO SHOW”?

Mi piace molto questa definizione. Mi immagino regista di spettacoli che divertono e spaventano, ma che soprattutto fanno aprire gli occhi.

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Quale consiglio daresti ai giovani artisti che stanno poco a poco iniziando a trovare il proprio percorso?
Il mio consiglio è quello di lavorare sodo.

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