Serge Campo

Serge Campo
Mazzara del Vallo – Venezia
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Parliamo di te, iniziando da Serge. Da dove arriva questo nome dato ad un ragazzo del sud?
Serge è un nome che mi ha portato spesso a riflettere su quello che sono. Proviene essenzialmente dall’ originalità cercata a tutti i costi da mamma e papà. Credo che abbia aiutato a farmi sentire fuori dal comune.E’ la variante francese di Sergio. Il nome come l’immagine che abbiamo di noi stessi contribuisce a formare il nostro carattere.

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Giovanissimo, ma di grande effetto: il segreto che c’è dietro ad ogni foto che fai, a quanti anni lo hai scoperto?
Il segreto è guardare alla vita con amore, ascoltare ogni cosa. Ricondurre tutto all’idea, l’immagine primordiale. Pensare come un bambino, credere che ogni momento vissuto abbia del magico, cacciarmi dietro l’obiettivo, cercare la buona luce e mescolare i colori per raggiungere un armonia visiva. E poi raccontare, inventare, nascondersi, svelarsi, utilizzar descrivere la propria storia. E’ una riflessione iniziata qualche anno fa..

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Vuoi fare il fotografo oppure è solo un modo per dare vita ad una forma espressiva e dire ci sono anche io?
Fare il fotografo di professione, è un’ idea sulla quale ritorno più volte, è una strada ancora aperta. Fotografare è per adesso senz’altro un modo per esprimermi, è qualcosa di molto personale, cresce con me e si evolve di continuo. L’ ho sempre intesa come un modo per raccontarmi, il mio obiettivo principale è sempre stato quello di avvicinarla alla poesia. E’ una ricerca senza fine, ultimamente legata alle forme del corpo, alla sua figura e alla capacità espressiva. Cerco la linea sinuosa del disegno.

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Tre parole per descriverti?
Sogno, poesia, determinazione.

Come è nata la firma sulle tue foto?
La firma nasce per macchiare l’ opera di me stesso e completarla, ma anche per preservarla da possibili utilizzi illeciti o manomissioni.

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Che cosa ti dice la tua zenit quando la usi?
La Zenit è una macchina a cui sono particolarmente legato in modo affettivo, è un regalo di mia madre. Iniziare con una reflex analogica ha i suoi vantaggi , giocare con la luce e capire come funzionano i nostri occhi. E’ una macchina che ha più di 30 anni, o mi ringrazia quando la carico di un nuovo rullino o bestemmia perché vorrebbe andare in pensione. Sentire la meccanica tra le dita devo dire mi ispira parecchio, avere un numero limitato di scatti, mi obbliga a pensare di più nella scelta dei soggetti e del momento giusto da cogliere.

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Cosa significa per te scattare un ritratto?
Un ritratto è un regalo alla memoria, il volto ha sempre avuto un incredibile fascino per me. Mi focalizzo molto sugli occhi. Il ritratto di qualcuno ha inevitabilmente qualcosa di mio, quindi perché nasconderlo. Lavoro proprio su questo, provo ad utilizzare il volto come una tela,su cui dipingo i miei sentimenti, gli stati d’animo che scandiscono le giornate. In questo modo potrò dire che il soggetto mi ha indicato ancora una via per incontrare me stesso.

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Dove vanno a finire le foto che non ti piacciono?
Conservo tutto, potenzialmente potrei lavorare su qualsiasi foto archiviata, reinterpretandola, giocando con i colori, è qui che la fotografia diventa pittura.

L’ultima persona alla quale hai fatto una foto?
L’ultima persona a cui ho scattato una foto è stato mio padre.

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Che ha detto dopo aver visto la foto?
mi ha sorriso.

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Cosa vuol dire fotografare di nascosto secondo te?
Fotografare di nascosto significa voler lasciare tutto intatto, ogni persona è come un grande attore, desideri tanto che la realtà fosse immortalata senza che venga compromessa dalla tua presenza, si sa la macchina fotografica specie se di grosse dimensioni condiziona la gente, che perde la sua naturalità. Quest’anno ho avuto modo di farlo in strada, ho fotografato ogni cosa attirasse la mia attenzione. Adoro fotografare dal finestrino dell’auto, ho realizzato alcune tra le mie migliori foto così.

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La polaroid sta sparendo: lancia il tuo appello!!
Mi sarebbe tanto piaciuto scattare con una polaroid, C’è molto da imparare dai colori di una polaroid, il digitale manca di tutti quei naturali “difetti” della pellicola, ogni foto è unica, in qualsiasi condizione di luce riesce a creare atmosfere bellissime.
Perciò questo è il mio appello: Torniamo tutti indietro a scoprire la bellezza della pellicola, un salto indietro, la nostra passione potra salvarla.

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Con chi vorresti lavorare?
Mi piacerebbe lavorare con Erwin Olaf, adoro i suoi lavori.

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Il tuo fotografo preferito?
Difficile citarne soltanto uno sono tanti Cartier‐Bresson, Diane Arbus, Man Ray, Irving Penn,Philippe Halsman.. Ho anche alcuni contatti su flickr che ammiro molto.

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Lancia un appello ad un magnate russo per convincerlo ad investire un pacco di soldi nelle tue fotografie che diventeranno un affare tra qualche anno.

Il motivo per cui dovrebbe investire sulle mie fotografie? bisogna essere un pò audaci eheh.. Perché non smetterò mai di sperimentare e di stupirmi, credo nella mia creatività come risorsa inesauribile, nella mia crescita artistica e so che mi porterà lontano. Il suo investimento avrà dell’ incredibile parallelamente ai miei traguardi. Scommettere sull’arte può soltanto portare del bene, arricchire gli animi.

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1 comments

  1. Alexander 8 years ago

    Unfortunately, I can say nothing about the ideas expressed by the author in this interview, but his photos are really very good! Most of all I like the portait of old woman, the vagon corridor, and the last photo of the yard. These pictures are full of poetry.

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