The stolen eyes – Intervista a Francesca Oggiano

Edited by Ada Sbriccoli – Photography Editor – ada.sbriccoli@positive-magazine.com
Photographs by Francesca Oggiano

“I spent my life looking into the eyes of the people, that is the only place, where perhaps still exist a soul.” Jose Saramago.



November 2011. Barcelona, Spain.
Nicola Tanno. Italian, 25 years old. Master student at UFP University, Barcelona.
Physical damage: Right eye lost, cerebral hematoma, skull fracture.
Cause: Rubber bullet fired by Mossos d’Esquadra (Catalan antiriot police).
Accident place: Barcelona, 347 Gran via de les Corts Catalanes.
Day of the accident: July 12, 2010.
Hour: 1.30 am during the celebrations for Spain world champion after the World cup.
State of legal process: Sospended because of a conflict of competence.

Francesca, quando hai iniziato a fotografare?

Ho iniziato a lavorare come fotografa nel 2000. Dopo essermi laureata in sociologia, un’amica mi invitò a collaborare con “Radio Città Futura” che in quel momento si trovava sotto la minaccia di chiusura. Quell’esperienza in radio mi è piaciuta molto e così ho iniziato a lavorare come giornalista. Il passo successivo è stato quello di utilizzare anche il linguaggio fotografico per raccontare le mie storie. Mi sono iscritta a una scuola di fotografia a Roma dove ho studiato tre anni e parallelamente ho iniziato il mio lavoro come fotogiornalista. Durante gli ultimi nove anni ho lavorato tra agenzie e giornali ed ora sono una fotografa documentaria indipendente.

Nella tua fotografia è sempre presente una forte componente sociale. Cosa ti spinge a scegliere le storie che documenti?

Nel mio lavoro esiste sempre la volontà di denunciare e far conoscere una realtà che non ha visibilità nei mezzi di informazione. La parte più interessante del giornalismo per me è il lavoro di ricerca che precede la realizzazione delle fotografie, probabilmente un metodo che ho appreso nei miei studi di sociologia. Quando inizio un nuovo lavoro scelgo un tema di attualità e mi chiedo come raccontarlo dal punto di vista visivo, in termini fotografici. Raccontare una storia attraverso le parole a volte è più semplice, ma farlo con il linguaggio della fotografia è una sfida che mi appassiona.



November 2011. Barcelona, Spain.
Jordi Naval, Catalan, 25 years old, Telecomunication engineer, analyst programmer for SEMIC Lleida (Barcelona).
Physical damage: Left eye lost.
Cause: Rubber bullet fired by Mossos d’Esquadra (Catalan antiriot police).
Place of the accident: Carrer de l’Unió, Raval district, Barcelona, Spain.
Date of the accident: May 28, 2009 at 1:30 am during the celebrations for the third victory of the Fc Barcelona in the Champions League.
State of the proceedings: in progress at the Constitutional Court of Catalunya.


Hai realizzato progetti multimediali che integrano linguaggi diversi – video, fotografia, contributi sonori. Che importanza hanno questi nuovi formati nel tuo lavoro giornalistico
?

Ho iniziato a mescolare video e fotografia nel 2011 a Tunisi nella realizzazione di un cortometraggio sulle mamme dei martiri della rivoluzione tunisina. Quell’esperienza mi è piaciuta molto, credo che la multimedialità offra la sintesi tra l’immagine e lo scritto, tra la forza del linguaggio visivo e la dimensione approfondita della ricerca giornalistica e in questa nuova dimensione riesco a sviluppare con completezza il mio lavoro.


Raccontaci del tuo arrivo a Barcellona e della nascita del progetto “The stolen eyes”.

Nel 2009 ho deciso di lasciare il mio lavoro per agenzie e giornali perché stanca dell’immediatezza e della superficialità del lavoro legato alla cronaca e all’attualità e mi sono trasferita a Barcellona per lavorare ai miei progetti documentari personali. Pochi mesi dopo il mio arrivo ho conosciuto Nicola Tanno, una delle vittime delle palllottole di gomma sparate dai “Mossos d’Esquadra”, la polizia autonomica catalana. Nicola, un ragazzo italiano che come molti di noi ha deciso di trasferirsi a Barcellona per iniziare una nuova vita, ha perso un occhio durante le celebrazioni della vittoria della Spagna nel campionato mondiale di calcio 2010. Ho iniziato a collaborare alla campagna di informazione e mobilitazione “Stop Balas de Goma” organizzata da un gruppo di cittadini che lottano per l’abolizione dell’utilizzo dei proiettili di gomma da parte delle forze dell’ordine che solo in Spagna, dal 1990, hanno causato lesioni permanenti agli occhi di 23 persone. Lavorando a fianco di questi ragazzi ho pensato che sarebbe stato interessante utilizzare la fotografia per comunicare e diffondere questo messaggio con maggiore efficacia e così ho deciso di realizzare una serie di ritratti fotografici ad alcune delle persone colpite dalle pallottole di gomma. Hanno posato davanti alla macchina fotografica senza la protesi, per mostrare con chiarezza le devastanti conseguenze dell’uso di queste armi nelle strade e nelle piazze delle nostre città.



November 2011. Barcelona, Spain.
Oscar Alpuente, Catalan, 30 years old. Computer programmer.
Physical damage: Left eye lost; multiple fractures to the bones of the eye socket; reconstruction of the eyelids.
Place of the accidents: 19, Paseo de Gracia, Barcelona.
Date of the accident: May 27, 2009. At 2:20 am, during the celebrations of the Champions League won for the third time from Barcelona Fc.
Cause: Rubber bullet fired by Mossos d’Esquadra (Catalan antiriot police).
State of the proceedings: Application not accepted by trial judges in Barcelona, postponed to the National Hearing in Madrid.

Come hai realizzato le fotografie? E che tipo di diffusione e visibilità hanno avuto?

Mettere in pratica l’idea è stato un processo complesso perché molte delle vittime non vivono a Barcellona e non è stato facile organizzare le sessioni fotografiche. Abbiamo anche dovuto fare i conti con il fatto che quando è nata questa idea, tra i ragazzi si era già diffusa una forte disillusione dovuta al silenzio e al disinteresse dei media e del sistema giudiziario.

Una volta realizzati i ritratti è stata lanciata una campagna che ha trovato una cassa di risonanza molto ampia nella rete, abbiamo utilizzato tutti i canali a nostra disposizione e le foto sono state pubblicate anche in molte riviste e giornali locali. Le fotografie sono state selezionate nella short list dei Sony Awards e a partire da quel momento il problema delle pallottole di gomma e delle lesioni permanenti causate dal loro utilizzo ha iniziato a esistere nella sfera pubblica spagnola. Durante il festival “The Influencers”, che si è svolto a febbraio del 2012 nel Centre de Cultura contemporanea de Barcelona (CCCB), le fotografie sono state esposte in strada all’interno di un progetto lanciato dall’artista JR. Tutti questi eventi hanno ridato carica ai ragazzi, dopo tanto lavoro qualcosa si è mosso.

Quante persone hai ritratto?

Ho realizzato 5 ritratti di ragazzi colpiti da pallottole qui a Barcellona. Quattro di loro sono stati colpiti durante le celebrazioni legate a manifestazioni sportive e uno di loro è stato colpito durante lo sgombero di una casa occupata.

November 2011. Barcelona, Spain.
Jordi Sallent, Catalan; 32 years old, Salesman for the ONCE lottery tickets.
Physical damage: right eye lost.
Cause of the incident: Rubber bullet fired by Mossos d’Esquadra (Catalan antiriot police)
Place of the incident: Bonsuccés square, Raval district, Barcelona.
Date of incident: May 14, 2009 Barcelona. During the celebrations for the victory of FC Barcelona in the Copa del Rei.
State of the judicial process: Pending case to start an administrative process to ask a financial compensation for the permanent damage he got.


Di fronte al silenzio dei mezzi di informazione, in che modo strategie di diffusione alternative possono aiutare a far conoscere questa reatà? Penso all’iniziativa di JR a cui hai accennato, che ha portato le fotografie dei volti delle vittime delle pallottole di gomma davanti agli occhi di centinaia di passanti.

Riappropriarsi degli spazi pubblici per comunicare aiuta molto a dare visibilità a realtà di cui le persone non sono informate. In teoria questa sarebbe la funzione dei giornali, che dovrebbero proporre storie di interesse e informare la gente di ciò che succede. La realtà però è che i ritratti che abbiamo realizzato a livello comunicativo rappresentano un pugno nello stomaco, mostrano una realtà scomoda in modo semplice e diretto e i mezzi di informazione tradizionali non sono interessati a questo tipo di contenuti. In questo caso l’occupazione dello spazio pubblico è stata una valida alternativa e ha permesso di raggiungere una visibilità enorme. Il nostro scopo era di produrre nelle persone che guardano questi ritratti una reazione basata sull’implicazione personale, farle sentire parte del problema perché una delle 28 vittime dei proiettili di gomma avrebbe potuto essere ciascuno di noi. Quando la polizia decide di “ripulire” la strada applicando questi metodi, i proiettili possono colpire chiunque: è indifferente se ti trovi nel mezzo di una manifestazione, alla fermata del bus o seduto al tavolino di un bar.

In che modo è stato colpito Nicola?

Durante le celebrazioni per la vittoria della Spagna nel campionato mondiale di calcio 2010, Nicola si rese conto che i “Mossos d’Esquadra” iniziavano a sparare causando il panico e la fuga delle persone che stavano festeggiando in piazza, tra cui famiglie con bambini ed anziani. A quel punto per paura di essere colpito decise di allontanarsi dalla piazza e trovare riparo in un bar affollato, in attesa che la siuazione si calmasse per poter tornare a casa. Inizió a camminare verso i tavolini di quel bar ma non ci arrivó mai, perché un proiettile di gomma lo colpì causandogli un ematoma cerebrale, fratture a ossa e al naso e la perdita di un occhio. Nicola non sa il nome del poliziotto che ha sparato il colpo e che continua a rimanere nell’anonimato e in servizio.

November 2011. Barcelona, Spain.
Carles Guillot, Catalan, 39 years old, historian.
Physical damage: RIght eye lost; fractured nose and cheekbone.
Cause: Rubber bullet fired by National police.
Place of the accident: Rambla Mercedes, La Salut, Gracia district, Barcelona.
Date of the accident: July 17, 2001. During the evacuation of the squat “Kan Nyoki’s house” and following assault to “The Mountain’s house” squat.State of the proceedings: on remand from the Spanish Supreme Court.

In che modo i ragazzi ritratti hanno vissuto la loro auto-rappresentazione nelle tue fotografie?

Ai ragazzi le fotografie sono piaciute molto. Quello che si vede in queste immagini è che in loro non c’è rabbia ma una grande dignità. Nel loro sguardo si legge consapevolezza, hanno affrontato un lungo processo interiore e ora ci guardano e sembrano dire “io sono qui e prima o poi otterrò giustizia”.

Le vittime delle pallottole di gomma sapevano che mettendoci la faccia sarebbero state identificate e riconosciute e si sono esposte in prima persona. Anche io come fotogiornalista ho preso parte, mi sono schierata senza compromessi. Nelle mie fotografie c’è una presa di posizione totale, personale, politica e civile. Lo spettatore può decidere come reagire, ma il messaggio è chiaro.

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