ULTRABODY

All’ultimo esame teorico della sessione invernale, la mia docente di Storia della Fotografia, sfogliando la ricerca iconografica della mia tesina mi rivolge candidamente la domanda ” Signorina, lei perchè ha quest’ossessione dei corpi?”

eh. perchè. Io la guardo stupita chè nessuno me lo aveva mai domandato quindi una risposta prontachiaraesplicativa non ce l’ho. Credo che la motivazione di base sia la stessa su cui riflettevo qualche giorno fa: è che ci vieni portato.

Ieri mattina ho trovato la risposta.

Dopo un paio di deludenti incursioni in studi privati in zona Brera io e A. ci lasciamo sedurre dall’immagine di un bacio che ci trascina fino al castello.

Scendiamo le scale fino alle sale Viscontee dove un’atmosfera buia e calda ci avvolge come una coperta graditissima i questi giorni di inverno prolungato.

ULTRABODY recitano i pannelli illuminati davanti a noi: ALLUDERE AL CORPO, ASSECONDARE IL CORPO, SUPERARE IL CORPO. Leggiamo avidi i testi informativi e ci scambiamo un’occhiata complice: finalmente la cosa bella della nostra mattinata.

ULTRABODY è una mostra tematica che racconta attraverso gli oggetti di come il corpo abbia influenzato la produzione artistica legata al design, alla moda, all’arredamento passando per l’architettura e le arti applicate.

La prima sezione ci accompagna fra le opere storiche, le forchette di Munari, i cavatappi-autoritratto di Mendini per Alessi, la poltrona Nemo di Fabio Novembre per cui si è scatenato in me un amore violento.

Assecondare il corpo si interessa invece al rapporto tra forma e funzione: bicchieri per bere e fumare contemporaneamente, guanti-gioielli e anelli-segnalibro.

L’ultima sezione chiude il cerchio alla perfezione. Sperimentazione forte, azzardata, geniale e anche divertente (quando leggo “non sono un architetto sono un drago” con relativa spiegazione scoppio a ridere sonoramente suscitando i rimproveri della guardia che già quattro me ne aveva dette riguardo al “non sdraiarti per terra a fare le foto sei vestita di nero la gente inciampa”)
materassi-crocifisso, caschi-monitor, i gioielli-tortura di Himme van der Haak e un copricapo di Inez van Harpen (quella di bjork e Lady Gaga per capirci).

Infine la maschera di Didier Fiuza Faustino che si interpone fra il bacio che ci ha condotti qui.

Mi piace quando i cerchi si chiudono.

Ci fotografiamo fra le luci blu dell’installazione Pegeot che chiude il percorso invitantoci ad ascoltare il nostro corpo. Penso che sono belli i corpi che mi passano davanti sotto le luci.

Uscendo prendo un comunicato stampa. La prossima volta che qualcuno mi domanderà perchè sono ossessionata dai corpi glielo mostrerò.

Giulia Micheila

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