Giorgia Severi

Oggi proponiamo un’intervista con Giorgia Severi, artista italiana presente alla Biennale di Venezia: COUNTRY  è esposto alla Fondazione Gervasuti, come evento collaterale della 56. Biennale Arte di Venezia, visitabile dal 9 maggio al 22 novembre 2015.

COUNTRY nasce come collaborazione artistica tra due diversi mondi divenendo esso stessa ponte tra due culture differenti. Mi puoi presentare il progetto in mostra?

COUNTRY è una mostra dedicata al rapporto tra esseri umani e terra. II progetto è stato sviluppato lavorando in collaborazione a 48 diversi artisti Aborigeni da 6 comunità da differenti parti d’Australia. Le opere Aborigene sono lo specchio del loro panorama culturale, mentre le mie opere proseguono la mia stessa ricerca nella relazione uomo – natura in relazione con l’ambiente. Talvolta si è lavorato affrontando lo stesso tema ma interpretato personalmente, altre volte mi sono limitata a fare quello che gli altri artisti richiedevano come registrazioni audio di canti, altre volte ancora mi sono semplicemente esonerata dall’installazione lasciando completamente spazio agli altri artisti o in alcuni casi facendo interagire le stesse opere nello spazio espositivo.
L’esposizione è suddivisa in stanze, ognuna delle quali è dedicata ad un diverso mob, un viaggio che apre le porte e gli occhi sulla cultura Aborigena così come gli stessi artisti Aborigeni hanno deciso di farcela fruire. Si impara per esempio che l’Australia è per i nativi divisa in circa 650 diverse countries, ossia nazioni Aborigene (da qui il titolo del progetto COUNTRY). In questo progetto ho fatto più da ponte per altri artisti e curatela che artista e basta; ho ideato il progetto sulla “valorizzazione e sul rispetto culturale” invitando altri artisti ad impegnarsi su questa tematica. Ecco per me cos’e una sana collaborazione: riconoscere il limite e rispettarlo. Poi si può andare oltre assieme.

Noi siamo come la biodiversità per le piante di un bosco: apparteniamo alla stessa specie ma con varietà e variabili, in relazione alla provenienza geografica e al nostro rapporto con il territorio in cui viviamo. Questo crea la ricchezza delle differenze che ci distinguono. COUNTRY è sviluppato circolarmente per dare ad ogni artista i propri feedback nel totale rispetto culturale e nella non appropriazione di valori culturali o di contaminazioni artistiche. Penso seriamente che ogni popolo sviluppa le proprie credenze in relazione alla terra su cui vive. Questa relazione sviluppa cultura, costumi e tradizioni. Ogni cultura e portatrice dei caratteri della propria terra madre, la cosiddetta connessione con il territorio. Se abbattiamo gli alberi sfregiati, i cosiddetti scarred trees, dovremmo fare lo stesso con il colosseo, perchè da un punto di vista culturale essi hanno gli stessi valori: storia, cultura, architettura, costume, tradizione e così via, che oltre ad appartenere alla gente di quel posto, sono memoria e testimonianza della presenza umana in un determinato luogo ed epoca.

Lavorare nel paesaggio con elementi del paesaggio raccogliendo storie che nascono a partire da manufatti, da disegni e canti… in una parola storytelling. Puoi scegliere tre manufatti (e relative storie) da presentare?

In realtà quello che viene chiamato storytelling, se riferito all’Australia si trova nella figura che noi chiamiamo “racconta storie”, ma con un valore culturale aggiunto non da poco, poichè essendo la cultura Aborigena orale, la figura del storytelling è culturalmente fondamentale per passare la conoscenza, le storie, di generazione in generazione. Personalmente non ho raccolto storie, o meglio non ho rubato storie riutilizzandole a mio favore. Ti spiego: vivendo in diverse comunità Aborigene, ho evitato di rendere pubbliche storie intime o personali. Gli artisti stessi hanno raccontato le proprie storie. La cultura Aborigena è abbastanza forte da non aver bisogno di portavoce occidentali o interpretazioni varie, ma si sa raccontare da sola poichè esiste da più di 70000 anni. Detto questo abbiamo collaborato ad un’installazione perchè avevamo affrontato lo stesso tema ma le opere sono ognuna del proprio artista. Non ci sono manufatti ma solo opere.

Posso parlarti di Balgo, Patjarr e Galamban.
Tjampi sono una serie di 57 rilievi calcografici delle piante che abbiamo utilizzato a Patjarr con le artiste Tjampi Desert Weavers nel deserto del Gibson Desert, per la realizzazione della parte del progetto che abbiamo chiamato KAPARLIKU – BELONGING TO GR ANDMOTHER. Insieme con altre artiste donne abbiamo condiviso le storie delle nostre nonne e delle culle che in Italia indicano ceste di vimini utilizzate anche per portare altro; per loro invece i Colomoon di legno portati sulla testa per raccogliere cibo e acqua sono utilizzati anche come culle. Abbiamo quindi lavorato a diverse opere culle in un’installazione circondata dalle TJAMPI che fanno da paesaggio. Le stampe calcografiche sono nate perchè girando per i deserti ci si imbatte in parti di paesaggio bruciato poichè gli Aborigeni, come noi in antichità, bruciano parti del terreno per la rigenerazione del suolo, per la disinfestazione, e per lo spostamento degli animali per la caccia. Vedevo quindi cespugli neri arsi e irti che disegnavano un paesaggio unico che ho voluto fermare sulla carta.

Ecco presentati gli artisti da Balgo, WARLAYIRTI ARTISTS.
Moundu in lingua Kukaja significa pietra bianca. L’ artista Jimmy Tchooga Tjapangarti in un’intervista racconta di questa pietra e, insieme a Daniel Rockman, parla del Tjukurpa, il tempo della creazione o ‘Tempo del Sogno”: quando i grandi esseri ancestrali viaggiando in tutto il paese con la loro forza creatrice hanno formato il paesaggio come lo conosciamo oggi. Tjukurpa è il passato, il presente e il futuro, e regola ogni aspetto del comportamento – il rapporto tra le persone, le piante e gli animali, le caratteristiche fisiche del territorio e come vengono utilizzate, oltre che la relazione tra le persone e con la terra. II principio di Tjukurpa è che esseri umani e elementi naturali sono inestricabilmente uno. Moundu, le due pietre bianche provenienti dalle zone intorno a Balgo rappresentano quella terra. II disegno di Daniel Rockman parla della visione circolare dell’esistenza, in cui ognuno ha dei ruoli precisi, responsabilita e obblighi nei confronti degli altri. Tutte le creature fanno parte di questo grande disegno di relazione e ognuno ha un nome detto “skin name” che lo relaziona a tutto.

E infine GALAMBAN EXTRAORDINARY ABORIGINAL EXPERIENCE. Galamban è una società Aborigena indipendente, gestita dalla famiglia Freeman, che ne è proprietaria. “Questo mantello è stato fatto per rappresentare la nostra famiglia e il nostro paese, mentre i due scudi, Warra Warra e Jillawara, rappresentano la nascita e la morte. Warra Warra, fatto con corteccia dell’albero Snowy River Gums eucalipto australiano della Wogal Aboriginal Land, sulle Snowy Mountains, è dipinto di ocra rossa tradizionale proveniente dal paese di mia madre (spiega Clive Freeman) e racconta della nascita. Jillawarra, fatto di corteccia dell’albero Snowy River Gums, eucalipto australiano della Wogal Aborigenal Land, sulle Snowy Mountains, è dipinto in ocra tradizionale bianca proveniente dalla terra di mia madre e racconta della morte e ha un unico motivo che si estende in lunghezza da cima a fondo, che simboleggia un nuovo viaggio nell’aldilà.”

Pur se i nativi stabiliscono relazioni con la loro terra differenti dalle nostre, la forma assunta dalle opere finali richiama delle forme ataviche universali, come se esistessero delle forme primordiali comprensibili-riconoscibili immediatamente da tutti. E’ questo secondo te il compito dell’arte?

Credo profondamente in un linguaggio universale dell’arte e nel compito dell’arte di monumere. In una ricerca spirituale volta alla comprensione della vita e di se. Dalla terra passiamo all’acqua e alla pietra, parliamo di To Everyone, progetto site-specific per Dolomiti Contemporanee 2012.

Quali sono le tematiche che hai affrontato in quest’ opera?

To Everyone è dedicato a tutte le persone che hanno urgente bisogno di acqua, all’acqua stessa e al significato anche religioso e simbolico che ha sempre avuto essendo legata al significato stesso di vita su questo pianeta.

Nell’installazione l’elemento acqua è destinato in partenza a scomparire. Come vivi la sensazione dell’effimero e della caducità?

Tutto qui cambia, va e viene in diverse forme. Questa è la vita sulla terra. In viaggio.

Acqua,pietra,alberi, terra,fuoco,semi… I concetti di “Materia” e di “Progetto”. Osservando i tuoi lavori sembra che l’idea progettuale nasca a pari passo con la materia dell’opera stessa, le tematiche sono intrinsecamente legate ed applicate al linguaggio espressivo scelto. Mi sveli la tua modalità progettuale. Quando inizi un lavoro, rifletti e segui strettamente un progetto preciso o l’idea di un progetto possibile si costruisce nel farsi?

Dipende dal progetto stesso e dai luoghi. Talvolta necessita di lunga ricerca e studio data la diversità e distanza culturale e altre volte e il luogo stesso che suggerisce il percorso da seguire che va approfondito e sofisticato per poi essere riproposto con un linguaggio semplice e fruibile.

Con HOME residence d’artista in India, hai potuto entrare in contatto con le prime forme d’arte in assoluto, l’arte primitiva delle caverne. Se dovessi riassumerla in un concetto, qual è il senso invece della tua attività artistica?

Credo che l’arte non abbia mai cambiato il suo ruolo nel corso del tempo. E’ cambiata formalmente nei media poichè ogni epoca ha anche mezzi diversi. Per me il ruolo dell’arte è appunto quello di raccontare, passare e condividere la conoscenza. II tutto con un percorso di ricerca spirituale volto alla comprensione della vita. Quindi non vedo differenza tra quello che facciamo oggi e quello che si faceva nelle caverne. Anche perché è dove tutto è iniziato.

In conclusione c’e un artista o qualche corrente che ti ha influenzata particolarmente o di cui hai grande stima?

Joseph Beuys è tra i miei santini e lo ringrazio per quel che ha fatto.

COUNTRY, 9 maggio / 22 novembre 2015.

www.project-australia.blogspot.com

Web Reference:
http://www.giorgiaseveri.com/
www.galamban.net
www.kayili.com.au
www.tjampi.com.au
www.balgoart.com.au
www.kapululangu.org

Photogallery by Eleonora Milner
Artworks:
Ancestors, artista: Giorgia Severi, da: Italia
Breakaways. punu Iriti, artista: Ian Crombie, da: South Australia
Warraty Wippie, artista: Noblelene Meckenzie Stuart, da: South Australia
OutbackArts, CONNECTIVE UNDERSTANDING: A FOCUS THROUGH CONTEMPORARY ABORIGINAL ART, Artists from OutbackArts: New South Wales, Bourke, Cobar, Coonamble, Walgett e Warren
artisti: Jamie-Lea Hodges, Clive Freeman, Sam Turnbull, Lorraine King, Kevin Welsh, John McBride, Helen McBride, Rhianna McBride, Lola Roberts, Jenny Trindall, Wendy Ashby, Barbara Ashby, Patricia Weatherall, Stella Sands, Jenadel Lane, Barbara Stanley, Mary Kennedy, Minnie Riley, Karrin Thurston, Monica Summers, Una Bibby, Rozzi Smith, Maree Bolton. Workshop and cultural liaison by: Clive Freeman. Project facilitator: Jamie – Lea Hodges. Supportato da: Boolarng Nangamai.Together Dreamingand, OutbackArts and Galamban
Galamban, Gumara Barranargn, Australian Aboriginal Possum Skin Cloak, artisti: Galamban Extraordinary Aboriginal Experience, Julie Freeman, Markeeta Freeman and Clive Freeman. da: Wreck Bay, NSW
Tjampi Desert Weavers e Kayili Artists, KAPARLIKU . BELONGING TO GRANDMOTHERS 
In collaborazione con Kayili Art Centre in Patjarr and Tjanpi Desert Weavers. Artisti: Katie Ward, Ruth Bates, Manupa Butler, Nancy Carnegie da Patjarr and Giorgia Severi dall’Italia. Project facilitator: Joanna Foster e Tjampi Desert Weavers
Tjampi, artista: Giorgia Severi
Balgo Art Centre, Wirramanu Community, Tanami Desert, NAKKARA NAKKARA, artista: Joan Eve Nagomara Naparrula, da: Warlayirti Artists Balgo Art Centre, WA, Balgo Art Centre, Wirramanu Community, Tanami Desert, WIRRAMANU, artista: Larry Gundora Tjanpanangka, da: Warlayirti Artists Balgo Art Centre, WA
Adoring the World, artista: Giorgia Severi

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