Ridare Vida alla comunità

Da ormai due mesi la palazzina della Regione in Campo S. Giacomo dell'Orio è stata occupata dai residenti della zona, con l'intento di fermare la "svendita" del palazzo per creare una nuova, l'ennesima, trattoria nel campo. Precedentemente le associazioni About, Omnia e Il Caicio avevano proposto con anche una petizione di 2000 firme un progetto alla Regione Veneto fin dal 2015 ma la Regione continuò nella trattativa di vendita ripresentandolo all'asta.

Arrivando in Campo S. Giacomo si può notare come tutto intorno ci siano più di una trattoria, un supermercato, una chiesa in fase di ristrutturazione e un piccolo spazio verde con delle panchine. Non vi è quindi la necessità di riportare il palazzo alla vecchia gloria della trattoria "La Vida", come ha dichiarato di voler fare Alberto Bastianello, fondatore della Pam - Panorama, il quale ha comprato il palazzo per 911mila euro dalla Regione.

La vendita della Vida si è svolta il 25 settembre e i residenti della zona, insieme ad alcuni ragazzi delle associazioni, si sono infiltrati con i funzionari della Regione all'interno del palazzo e da lì non sono più usciti. Ci tengono a precisare che per loro non è un'occupazione, ma una riapertura. Le porte rimangono aperte alle persone curiose e a quelle che entrano per fare qualcosa di utile per il sociale. Dal primo giorno di occupazione, ci sono state diverse manifestazioni sociali, come il Pranzo per la Vida, o la giornata con i bambini che si è conclusa con la facciata ricoperta di abiti.

Nella foto, Riccardo Bermani

Sono andata a scoprire qualcosa di più direttamente sul posto e ho parlato con Riccardo, uno degli attivisti dell'associazione About, che ha risposto a qualche mia domanda sulla loro azione alla Vida.

Prima di tutto: cos'era la Vida prima di diventare uno spazio comune aperto al pubblico?

Nel Settecento è stato un Teatro Anatomico, il più importante insieme a quello di Padova che è ancora integro nella sua struttura. Il palazzo un tempo era completamente diverso, con la struttura di un vero teatro, con gradoni molto ripidi per una visuale ben definita del corpo che veniva studiato. Nel 1800 prese fuoco, venne poi ricostruito ancora come teatro anatomico. Venne poi smantellato e vennero costruiti degli appartamenti ai piani superiori, lasciando solo l'insegna in entrata e due mascheroni all'interno. Nella storia ha visto diversi usi e occupazioni come sede dell'Arcigay, spazio dei Centri socialidi Venezia, trattoria importante e poi uffici e archivio della Regione, il palazzo rimane un valore simbolico per la comunità dii S. Giacomo.
Il campo negli anni 90 era il centro principale dello spaccio di eroina, la pavimentazione era tutta smantellata e rovinata, le panchine tutte rott e non era una bella zona dove vivere. Quindi è bello vedere come negli anni questo campo si sia trasformato in una bella zona adatta ai bambini, e alla condivisone sociale.

Quando e come è scattata la decisione di occupare il palazzo?

Già dal 2015 abbiamo proposto un progetto di collaborazione con la Regione, ente proprietario del bene, insieme alle altre due associazioni, per aprire ulteriormente il palazzo. Prima era usato solamente come sede del dopolavoro regionale, ma era sottoutilizzato, quasi sempre chiuso. La proposta era di aprirlo e creare un centro di documentazione di tradizione e storia veneta e creare una serie di iniziative che valorizzassero il territorio da vari punti di vista, un progetto che alla Regione avrebbe dovuto interessare. C'erano stati vari contatti, si era arrivati quasi alla stesura di una convenzione con l'OCRAD (Organismo Culturale Ricreativo Assistenza Dipendenti Regione Veneto) dopo un dialogo con la parte politica con Corazzari, assessore alla cultura della Regione Veneto. Dall'altra parte il palazzo era stato messo in vendita tra i beni vendibili con una delibera del 2005, quindi il demanio della regione parallelamente procedeva con il tentativo di vendita tramite asta pubblica. Ne hanno fatte un paio che sono fallite, per cui hanno ribassato il prezzo a 800mila e si sono presentati due imprenditori, Bastianello e il proprietario de "IL Muro". Vince Bastianello ad agosto, chiudendo il rogito il 21 settembre.

Il 25 settembre hanno dato notifica al Ministero e da lì, essendo un bene vincolato, sono scattati 60 giorni per cui le istituzioni pubbliche possono far valere il diritto di prelazione, quindi ricomprarsi il bene. Il piano regolatore del palazzo è SU, quindi adibito a sala riunioni, biblioteca, archivio, mentre il nuovo compratore lo vuole allineare al catasto nella categoria C1, ovvero come trattoria. Questo rimane l'ultimo spazio pubblico nel campo dove permettere ai bambini di giocare, come stanno facendo da quando abbiamo aperto il palazzo. Ed è questo quello che chiediamo alla Regione e al Comune.

Come si sta evolvendo la situazione?

Il 28 di settembre, dopo la decisione della Regione di vendere il palazzo nonostante la raccolta firme, le petizioni, le richieste di incontrare il presidente Zaia, abbiamo deciso di fare questa azione di riappropriazione di questo spazio, che di fatto però è una riapertura e così abbiamo deciso di stilare un calendario di eventi e attività, fatto ogni due settimane. Ognuno può usare lo spazio come vuole, i propri progetti o mettendo a disposizione competenze. Chi vuole può lasciare un'offerta per spese dell'attività.

Quanto hanno partecipato i residenti alla riapertura?

Incredibilmente tantissimo. Qualcuno ha fatto il gesto simbolico della riapertura, ma di fatto se ne parlava già da tempo ed era maturata da tempo la decisione nella comunità di S. Giacomo. Ognuno contribuisce alla gestione degli spazi interni, all'organizzazione degli eventi. C'è chi dorme la notte, ci sono i turni. Non c'è un gruppo ristretto ma si allarga ogni giorno di più. C'è un gruppo Whatsapp, in cui ognuno può essere inserito senza problemi se avesse voglia di aiutare in qualcosa. Questo è uno spazio per la comunità, di tutti. Spazi così non ce ne sono, qui si mette in pratica il concetto dello scambio e  della condivisione reale. Non c'è un bar, ognuno se vuole può portare qualcosa da bere o mangiare.

Quali sono le attività presenti?

Le attività fisse sono il cinema per ragazzi e adulti il martedì e la domenica, lo yoga la mattina, lo Staccapanni - uno spazio di scambio di vestiti, l'archivio di S. Giacomo, dove raccogliamo foto, materiale storico interviste che raccontano la storia informale di questa comunità.. Concerti, uno spettacolo di teatro sulla storia del luogo, reading, riunioni, la ludoteca dalle 16:30. Tantissime attività insomma.

C'è speranza?

Altrochè, siamo decisi e sappiamo che possiamo farcela. Andremo in Comune il 23 per una commissione consiliare in cui finalmente ci ascolteranno. La Regione ha risposto, Zaia ha incaricato il vice presidente Forcolin ad incontrarci. Viviamo giorno per giorno fino al 25 novembre, lavorando ad una proposta per il Comune che si rifà agli articoli 117 e 118 della Costituzione, già attuate in altre parti d'Italia che prevede la gestione virtuosa e condivisa dei beni comuni tramite una scrittura di un protocollo di gestione da parte della comunità, seguendo la linea che abbiamo seguito finora durante questa riapertura.

Con il presupposto di riuscire a concludere la trattativa in loro favore, gli occupanti della Vida continuano ad organizzare eventi, ad accogliere tutti quelli che vogliono partecipare o aiutare senza demordere o perdere le speranze, ma anzi, dimostrando che insieme si può fare molto.

Per saperne di più potete scaricare questo documento di approfondimento.


Cara Locatelli, adesso dimettiti.

Cosa sia successo a Venezia, all'interno del Consiglio Comunale, lo riassume bene, per chi non fosse a conoscenza degli eventi, il nostro editorialista Stefano Ciancio, attraverso un post su facebook.

Che sia tutto legittimo, che i regolamenti siano stati rispettati, gridare al "lupo" o chiedere un ricorso al TAR non è però il punto di questo articolo. Dire che questo in fin dei conti è un articolo utopico forse è la fotografia più esatta, ma al sottoscritto il comportamento della Consigliera Locatelli ha fatto particolarmente indignare, per più ragioni.

Per anni ho seguito le cronache locali come giornalista, passando dall'ultima giunta Cacciari a quella di Orsoni, poi bruscamente interrotta dall'arresto di quest'ultimo sommerso dalle onde anomale dell'inchiesta sulle tangenti legate al MOSE. Siamo così rimasti spettatori di uno spettacolo davvero poco edificante, che dimostra come la politica, dinnanzi al potente di turno, si pieghi senza sapere come rialzarsi. La storia italiana poi insegna che di fronte alle difficoltà e alle incognite, l'italiano preferisce sempre affidarsi all'uomo forte, di peso, che decide tutto in autonomia e che ha tendenza ad eleminare il confronto e il dissenso in modi anche abbastanza indecenti.

È così quindi che davanti a poche alternative è stato eletto l'imprenditore, l'uomo forte Luigi Brugnaro, che con la sua innovazione, spavalderia, arroganza ha spazzato via in un solo colpo la concorrenza, mandando in crisi il già frastornato Partito Democratico. Lui, renziano numero uno (almeno così si è definito), ha portato in consiglio comunale Marta Locatelli, proprietaria di un'immobile a pochi passi da Piazza San Marco.  Così grazie alla sua influenza, alla vincinanza con il Sindaco è riuscita a trasformare la sua proprietà in soldoni sonanti, da alloggi privati a struttura ricettiva. La cosa che fa più indignare è l'utilizzo della formula "di interesse pubblico" nel far passare questa delibera. Qualcuno ci spieghi, perché una vera e solida motivazione non è di fatto ancora arrivata, dove sia l'interesse dei veneziani ad avere una nuova struttura ricettiva a due passi da San Marco.

Brugnaro, in campagna elettorale aveva promesso di riportare migliaia di residenti nel centro storico. Mentiva, sapendo di mentire, perché si sa, in campagna elettorale, tutto è lecito, pure le bugie. Tanto gli elettori hanno la memoria corta. Vedi cosa è successo per vent'anni con Berlusconi. 2 anni di Brugnaro è il saldo è ovviamente negativo: -1600 residenti. Una emorragia inarrestabile, che neppure il più abile dei chirurghi saprebbe tamponare, figuriamoci un consiglio comunale che nella sua maggioranza ha una consigliera come Marta Locatelli. L'accusa è grave, ma come dire, non si può rimanere a guardare e protestare passivamente. Serve una vera e propria rivolta democratica, a suon di manifestazioni pubbliche contro questa politica malata. Nessuno mette in dubbio, come già era stato detto all'inizio, che sia tutto legale. Ma oramai la distanza tra quello che è giusto e quello che è lecito non esiste più, perché avere una morale, un senso civico sono cose che sono passate di moda. Il profitto invece, quello di moda non passa mai, vero Locatelli?

Nessuno mette in discussione la libera e giusta ambizione di aumentare il proprio patrimonio personale. Ci mancherebbe, dirlo sarebbe da ipocriti. Quello che però si vuole denunciare è la totale mancanza di responsabilità civica di Marta Locatelli. La domanda sorge spontanea. Con quale coraggio la suddetta consigliera si potrà sedere ancora in consiglio comunale? Il Municipio è la casa di tutti i cittadini, dove chi è stato eletto ha il compito di rappresentare i cittadini (tutti, di maggiornanza e opposizione) nel migliore dei modi e onorando la carica a cui i cittadini hanno delegato attraverso il voto ai consiglieri poi eletti. Se Marta Locatelli ha delle ambizioni personali legate al suo patrimonio, che vanno in palese conflitto con la necessità di offrire ai cittadini veneziani nuovi alloggi per fermare l'emorragia di abitanti, allora non può continuare a sedere a Ca'Farsetti. Non può perché con questa delibera è venuto meno il rapporto di fiducia tra il cittadino e il politico, ha tradito quel patto che ha siglato nel momento della sua candidatura. Il poltico è stato eletto per fare del bene collettivo. In questo caso non è successo.


Servizi all’infanzia. Amministratori veneziani, abbiate cura di mio figlio.

Una condivisione ed una convivenza che sono una semina indispensabile per chi vuole contribuire alla costruzione di una società civile non fondata sul conflitto bensì sulla normalità delle nostre mille diversità. Quest’atto di fiducia nell’affidare al servizio pubblico il bene più prezioso è dunque un gesto politico, non affidato al caso. Non posso dunque che rivolgermi a voi, amministratori e politici veneziani, rivendicando il diritto di esigere da voi atti politici di responsabilità e cura nei confronti di mio figlio.

Episodi che emergono: altrettanti, probabilmente, sono destinati a rimanere sepolti. Senza forse, resta oceanica la maggioranza di maestre alle quali poter affidare ad occhi chiusi i propri figli.

Anche chi ha l’abitudine di non cedere emotivamente all’onda d’urto delle notizie non può ignorare il susseguirsi di episodi di maltrattamento nei confronti dei bambini, che si consumano da nord a sud del Paese, nel chiuso di asili nido e scuole materne, per mano di chi ha invece il compito di contribuire con professionalità e cura alla crescita e all’educazione degli stessi bambini.

Quanto però sta accadendo nel Comune di Venezia sta assumendo contorni ansiogeni per chi si appresta ad affidare un figlio. La guerra tra il sindaco e i dipendenti comunali, le rivendicazioni sindacali e di chi si trova in condizione di precarietà, le schermaglie di schieramento politico, il balletto tra emendamenti parlamentari che concedono l’assunzione di maestre e il temporeggiare dell’amministrazione nel procedere con queste assunzioni, le denunce sui colloqui tenuti da un assessore e che sanno di dilettantistica selezione su persone già selezionate per concorso: di fronte a questo campo di battaglia vivo la sensazione che mio figlio, come tanti altri bambini, resti sullo sfondo.

O che, peggio, si ritrovi già ad essere maltrattato perché messo all’angolo, sotto una gragnuola di colpi furibondi, tirati per affermare ragioni di parte, di potere, di opportunità. La somma di questi cazzotti fa vacillare pure me e il mio senso di sicurezza per mio figlio.

A poche settimane dall’ingresso di Piero nella scuola dell’infanzia, dove poter costruire un pezzo di mondo senza conflitti, nessuno, a partire dal sindaco per poi proseguire tra amministratori e politici, si prende la briga di lavorare per stabilire un cessate il fuoco e ristabilire un dialogo civile. Per ragionare politicamente, avendo come unico obiettivo la cura di questi bambini e dunque il compiersi di scelte di responsabilità, per garantire il massimo livello di professionalità, servizi e controlli. A protezione massima dei bambini.

[quote_box name=""]Cessate dunque il fuoco, siate responsabili e abbiate cura del mio e di tutti i figli di questa città.[/quote_box]


Iscritti PD nel Cda di una partecipata del Comune di Venezia: una questione di coerenza politica.

La nomina di due iscritti del PD nel Cda (di soli 3 componenti) di una società partecipata al 99,52% dal Comune di Venezia, è compatibile con una rigorosa opposizione dei democratici all’amministrazione fucsia guidata da Luigi Brugnaro?

La domanda è ispirata dalla composizione del Consiglio d’amministrazione di Ive Srl, fresco di nomina: oltre alla neo presidente, l’imprenditrice Agnese Lunardelli, fanno il loro ingresso Tommaso Santini, iscritto PD di Carpenedo e già amministratore delegato di Vega, e l’architetto Silvio Milanese, tesserato PD a Mestre centro e già amministratore unico della stessa Ive.

Ive è una società che si occupa di social housing ‘con l’obiettivo di creare un migliaio di alloggi da immettere sul mercato a canone calmierato’, di recupero di edifici e di trasformazione delle aree industriali di Porto Marghera. Ambiti e questioni di indiscutibile rilievo, dunque, nelle politiche di questo territorio.

Dando per acquisito che Santini e Milanese (quest’ultimo a compenso zero, in quanto già in pensione. Tra i progetti firmati dallo studio Milanese & Modena si ricorda anche quello della Nave de Vero e del grattacielo che potrebbe sorgervi accanto. Ovvero il Venus Venis, altro gigante dall’anima commerciale, oggetto di forti contestazioni) abbiano tutte le credenziali e la competenza per aver ottenuto quelle nomine, resta però aperta la questione politica.

Esiste una linea politica, di metodo, del PD veneziano riguardo l’assunzione di ruoli da parte di propri tesserati all’interno della galassia amministrativa di Brugnaro?
Ed esiste una coerenza tra questi due nominati con tessera PD ed un PD che proprio sulle nomine ha aperto ripetutamente un fronte di contestazione? In altri termini: si può fare un’opposizione credibile e coerente anche ammettendo forme di co-gestione con l’amministrazione politicamente avversa?

Subito dopo le elezioni del 2015 esplose furibonda la polemica sulle frange del PD che avrebbero tradito Casson, favorendo più o meno direttamente l’ascesa di Brugnaro.
Se l’opposizione radicale e cieca ha i suoi limiti nel portare frutti significativi, questa vicenda però rende e rafforza di nuovo l’idea che esista nel PD un ventre molle che nessuno vuole o ha la forza di controllare e che continua a procedere per conto suo.
Minando così ogni sforzo di seria opposizione.


Terrorismo. Roma intitolerà scuola a Benedetta e Valeria.

A Roma è stata annunciata l’intitolazione di una scuola alla memoria di Valeria Solesin e Benedetta Ciaccia, due vittime del terrorismo uccise a 10 anni di distanza l’una dall’altra. Ora anche Venezia dedichi a Benedetta e Valeria, due giovani donne dai percorsi di vita così simili ed unite dallo stesso tragico destino, un luogo che possa tenerle legate nella memoria.



Venezia. Il caso Locatelli: una questione di trasparenza che la politica non ha sollevato.

Ma prima di ogni giudizio di opportunità e correttezza, la domanda è: era giusto che i cittadini venissero a conoscenza del fatto che Marta Locatelli è proprietaria di tre appartamenti per i quali è stato chiesto il cambio di destinazione d’uso con la trasformazione in ricettivo e che la società che li gestisce è del marito immobiliarista?

Al di là di quale sarà la decisione finale dell’amministrazione comunale, è normale che la politica, tanto quella di maggioranza quanto quella di opposizione attuale (tanto quella di maggioranza quanto quella di opposizione di allora) non abbia sollevato pubblicamente un caso che, di fatto, tra vari stop & go, navigava da tre anni a questa parte, ovvero da quando quella richiesta venne presentata dalla consigliera? (‘La procedura per il cambio di destinazione d’uso – dichiara Locatelli – è iniziata nel 2012 quando ero consigliere comunale di opposizione’).

Locatelli dichiara ancora al Corriere del Veneto: ‘Non ho informato il sindaco né il capogruppo Maurizio Crovato (Lista Brugnaro) che gli appartamenti sono miei. Ne ho parlato con gli uffici, da due anni li frequento spesso e ho pensato che gli uffici avessero informato il sindaco’.

Al tempo stesso tutti si dicono allibiti e sorpresi: lo stesso Crovato per non essere stato informato, ma anche chi è stato assessore nella Giunta Orsoni ed oggi siede nell’opposizione, vale a dire il capogruppo PD Andrea Ferrazzi: ‘Diremo – dichiarazione pubblicata da La Nuova Venezia – un no deciso. C’è anche un problema evidente di coerenza: non puoi fare per anni (rivolto a Locatelli) una battaglia a favore della residenza e dopo, da privato, fare il contrario’.

Come è stato possibile che nessuno sapesse e che nessuno, dal fronte politico, abbia denunciato pubblicamente la vicenda?

Il Presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano, Giovanni Andrea Martini (Pd), in un’intervista a La Nuova Venezia lascia da parte sua trapelare una certa perplessità. La sua Municipalità ha bocciato le delibere di giunta che chiedevano questi cambi di destinazione d’uso. Martini rivendica che nella proposta programmatica ‘su cui sono stato eletto, c’è la difesa della residenzialità e la lotta all’esodo’. E aggiunge: ‘Proprio per questo un segnale forte andava dato. E poi è la prima volta che ci viene dal Comune una richiesta così esplicita. Era la prima delibera che ci veniva da Cà Farsetti. Forse erano obbligati a farlo ma ci sono aspetti poco chiari. E’ molto singolare che il destinatario di quella delibera sia il marito della consigliera Marta Locatelli. E nessuno se n’era accorto. Singolare davvero’.

Singolare davvero. Detto che personalmente sono stato informato per iscritto dall’ex presidente della Municipalità di Mestre Centro, Massimo Venturini, che ‘io lo sapevo da 5-6 mesi: me lo avevano raccontato i tecnici e pensavo fosse di dominio pubblico’, detto che mi accodo dunque alla schiera degli allibiti, detto per inciso che Locatelli non è sconosciuta ad aree piddine come ad esempio quella di Jacopo Molina con il quale vi fu per un periodo un’intesa politico-civica assieme al sottosegretario Enrico Zanetti (Civica 2015) e detto che è doveroso rendere pubblici tutti i ‘casi Locatelli’ di questo mondo, restano alcuni dati politici che meritano di essere analizzati. L’opposizione civica batte l’opposizione politica. A sollevare il caso Locatelli è stato il Gruppo civico 25 Aprile animato da Marco Gasparinetti. Una denuncia dunque ‘fuori palazzo’ mentre le carte stavano da anni nel palazzo. Il tutto, con la beffa che, vale la pena ricordarlo, si tratta degli stessi cittadini che erano sul punto di candidarsi con la Lista Casson. Poi, con l’ingresso da capolista di Nicola Pellicani (nemico acerrimo di Casson alle primarie del centrosinistra), il plotoncino di candidati si è polemicamente e sdegnatamente sfilato dalla corsa elettorale. Sicuramente una perdita significativa, alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni. Il dato è che l’opposizione civica batte quella politica: ha denunciato e sollevato il problema. Lo ha portato, attraverso il rilancio della carta stampata (anch’essa presa in contropiede) all’attenzione della città. Quello della denuncia è un lavoro di opposizione che deve essere considerato come indispensabile, parimenti a quello della proposta concreta. Il potere si trova sempre, per sua natura, in posizione di rischio di conflittualità con gli interessi comuni. Tutto sta a vigilare attentamente il confine con la legittimità delle azioni di potere. Se è un inequivocabile segno di salute pubblica che a denunciare il caso Locatelli sia stato un gruppo civico, si apre a questo punto un interrogativo ulteriormente drammatico sullo stato di salute della politica cittadina. In primis dell’opposizione. Una task force per sostenere l’opposizione.

Non esiste opposizione efficace se non esistono le antenne sulla città. Dopo aver perso le elezioni il centrosinistra non può pensare di risolvere i suoi problemi con il congresso del PD che si terrà agli inizi del prossimo anno. Al di là delle distrazioni e dei non detti, magari perché pareva che il caso Locatelli fosse già di dominio pubblico, è evidente che sul fronte Pd-Lista Casson sia necessaria un’opera di rafforzamento. I consiglieri comunali non bastano, o per esiguità dei numeri o per inesperienza. Ma non vanno messi in croce. Un partito, un’area politica che ha sincero interesse a rimanere protagonista e non a rimorchio della vita pubblica cittadina, non può lasciare in abbandono i propri rappresentanti nell’istituzione. Creare una task force significa rimettere al lavoro quanti hanno esperienza preziosa accumulata negli anni passati di amministratori e quanti sono in grado di iniettare conoscenze in grado di far emergere il sommerso di questa città. Una task force intesa come gruppo capace di fornire flussi di informazioni continue agli eletti e di ripristinare i contatti informativi con le antenne della città, sarebbe la migliore risposta, accanto all’istituzione di gruppi di lavoro tematico (sia il PD che Nicola Pellicani stanno attuando questo lavoro) a questo oggettivo vuoto che il caso Locatelli ha dimostrato con nitidezza. Per fare questo non serve attendere il congresso che ormai è eternamente di là da venire. Serve annullare le partigianerie interne e mettere tutte le risorse a disposizione. Serve prendere atto che l’emergenza è (oltre che da molti mesi a questa parte) adesso.

Intimidazioni nocive.

Questa idea di riorganizzazione politica potrà sicuramente apparire al sindaco Brugnaro come di stampo mafiosetto, come rete informativa da KGB. Invece è semplicemente politica, perché va intesa come intreccio con i cittadini per sollevare temi e informazioni che, in nome della trasparenza, vanno pubblicizzati. Tra l’altro, il silenzio della stessa Locatelli, è ufficialmente nocivo per l’immagine di Brugnaro, a riprova che il parlare è d’oro. Brugnaro, con il suo atteggiamento costantemente indimidatorio ed autoritario non solo colpisce l’opposizione, ma continua a creare i presupposti per una schiera di sostenitori politici silenziosi, intimoriti. La riprova sta nel fatto che nell’ultima seduta di consiglio una serie di mozioni dell’opposizione è stata rinviata alle commissioni e non bocciate in aula. Tutto questo è accaduto quando Brugnaro non era presente fisicamente in aula. Tutto questo deve far riflettere sulla reale capacità di Brugnaro (che per primo accusa l’opposizione di non saper dialogare costruttivamente) di far squadra, a partire dal suo interno. Anche perché le voci di malumori interni, sia in Giunta che tra i consiglieri di maggioranza, sul protagonismo assoluto e paralizzante di Brugnaro, si fanno sempre più insistenti. Quando verrà archiviato, indipendentemente da come verrà archiviato, il caso Locatelli lascia comunque aperto un pressante richiamo alla politica cittadina, di ambo le sponde. Un richiamo, all’opposizione e alla maggioranza, sulla necessità di correggere la rotta.


Roberto Fiore (FN) si candida a Sindaco di Venezia

Venezia sembra non trovar pace: dopo la possibile candidatura della presentatrice Mara Venier per il centrodestra, arriva un nuovo nome per la corsa alla poltrona vacante a Ca' Farsetti, ora occupata dal commissario Zappalorto. Il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore ha deciso di scendere in campo.

Con un blitz a Venezia circa un centinaio di militanti del partito neofascista sono sbarcati a Venezia a bordo di un vaporetto speciale partito dal tronchetto e arrivato non lontano dall'Arsenale.

Fiore che ha snocciolato alcuni punti cardine del suo programma, dal far tornare Mestre agli antichi fasti, cacciando possibili architetti moderni (citando Fuksas) e trasformando la terraferma in una Venezia stile 1600.

Fiore è nato nel 1959 a Roma: sarà pronta Venezia ad avere un sindaco che con la città non ha molto in comune con l'accento romano?
Capolista di Forza Nuova a Venezia, sarà il segretario provinciale Sebastiano Sartori.

Non lontano manifestazione di protesta contro lo sbarco di Forza Nuova in Laguna: oltre ai ragazzi dei centri sociali Morion e Rivolta, ha partecipato anche il candidato Sindaco ed ex consigliere comunale con delega al lavoro Sebastiano Bonzio di Rifondazione Comunista.

La campagna elettorale si preannuncia più infuocata che mai, mentre la città aspetta di sapere quali saranno i veri candidati: chi la spunterà all'interno del centro sinistra con le primarie che si annunciano più affollate che mai?

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Dario Franceschini all'arrivo in Biennale

Dopo lo scandalo che si è abbattuto su Venezia proprio nella vigilia dell'apertura della biennale, è arrivato Dario Franceschini, ministro della cultura in Italia ad inaugurare all'Arsenale il padiglione italiano, assieme a Paolo Baratta, presidente della Biennale e Angela Vettese assessore del comune di Venezia.

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