VI INSEGNO A (QUASI) SUPERARE LA PAURA DELL’AEREO.

VI INSEGNO A (QUASI) SUPERARE LA PAURA DELL’AEREO.
Di Gian Mario Bachetti.
Foto Giacomo Cosua

Non sono mai stato una persona contraria alla tecnologia. Anzi. Ma la questione degli aerei proprio non mi va giù.
Anacleto a me convinse, l’uomo non è fatto per volare, non più di un pezzo di piombo. Voglio dire, seriamente, un aereo è proprio in alto, sospeso nel nulla. Prendetemi pure per un pazzo ma a me questa storia non convince.

Ora, immaginatemi quando sono alle prese con uno di quei maledetti pullman volanti. L’ansia e la paura mi assalgono appena comprato il biglietto. Il volo può anche essere due mesi dopo, ma quei due mesi sono un inferno.
Fosse per me mi muoverei solo con i cari vecchi treni, ma la vita non può essere fatta solo di rotaie e locomotive, per cui l’aereo ogni tanto tocca prenderlo.
Pensate che l’ultima volta che ho volato ho quasi superato la mia fobia. Quasi. Però è andata così bene da sentirmi in dovere di dare un paio di consigli a chi ha la mia stessa fottuta paura di volare.

Volo ore 20:45 Fiumicino-Gatwick

Ore 12:00: si parte con lo spritz del pre-pranzo. Se c’è il sole è una goduria: apprezzi la natura ed è entri nel mood giusto per quello che, almeno secondo la mia prospettiva, potrebbe essere l’ultimo viaggio della tua vita.
Ore 13:30: pranzo con gli amici più cari. I motivi sono sostanzialmente tre. Primo, non dovete fare i piatti: sappiamo benissimo che non riuscirete a farli dopo aver mangiato perché sarete di fretta. Il lavaggio verrebbe allora rinviato al ritorno, quando però sarete troppo stanchi e così slitterà fino al giorno della scadenza del contratto d’affitto. Punto secondo, potete continuare a bere: andate a trovare i vostri amici con un paio di bottiglie di vino. Sommate allo spritz, vi garantiranno un tranquillo viaggio fino all’aeroporto (è il momento in cui io inizio a pensare che in fondo in un giorno, in tutto il mondo, viaggiano centinaia e centinaia di aerei e migliaia di persone). Terzo motivo, che come di consueto è anche il più importante: non vorrete mica andare verso la morte senza aver salutato per l’ultima volta i vostri amici più cari…

Ore 17:45: le Ceres pre-volo. A questo punto è opportuno iniziare la lunga salita che dovrà condurvi fino all’atterraggio. Se non avete la possibilità di prendere un mezzo Tavor, allora non vi restano che le tre Ceres. sì proprio tre, ognuna a distanza di una quartina di minuti. I più arditi possono prendere un Negrnoni prima dell’ultima birra. Io con una cosa del genere potrei volare tranquillo fino a Sidney.
Ore 20:00: la scelta dei posti. Siete in aereo. Tra pochi minuti non si potrà più scendere. Questo è il momento in cui solitamente arrivano gli attacchi di panico che annullano il viaggio. Bene, le tre Ceres servivano proprio a scongiurare questo possibile psicodramma collettivo. Ora pensate a sedervi: io mi metto sempre nei primi posti, quelli vicini alla cabina di pilotaggio, stare vicino al pilota m’infonde una certa sicurezza e nei pressi delle ali si sentono troppi rumori.
Ore 20:25: si è appena decollati. Stranamente il decollo non mi spaventa, perché sono convinto che in quel momento si possa comunque risolvere l’irreparabile. Cazzo, siamo così vicini alla terra! In questo delicato momento però è essenziale fare due cose. La prima è non ascoltare le istruzioni che vi spiegano come salvarsi. La questione dell’ossigeno che serve solo a sedarti mi mette un’ansia pazzesca e soprattutto non capirò mai perché ti danno un salvagente e non dei paracadute. Mi state prendendo in giro? La seconda cosa da fare e diventare amico dello stuart e chiedere quante volte ha viaggiato quella settimana. Lo so che la paura di volare non è una questione razionale ma la chiacchierata con l’addetto ai lavori aiuta sempre. L’ultimo che ho conosciuto si chiama Stefano, il nostro volo per Londra era il terzo della giornata e dopo quattro ore lo attendeva il ritorno. Vide il mio volto smarrito fare capolino dalla fila dei sedili, con lo sguardo perso che cercava il suo sostegno. “Per caso hai paura di volare?” “una paura fottuta porca puttana”.

Ore 21:00. La vodke di crociera. Bene, per me quello del volo vero e proprio è il momento più difficile: sei lassù, in cielo, con nulla sotto i piedi e nessuno potrebbe venire in tuo aiuto. L’unica cosa che può salvarti in caso d’incidente è un ammaraggio; io andavo in Inghilterra, dove cazzo avrebbe ammarato il mio aerobus? Allora meglio non pensarci e investire una dozzina di euro in vodke lisce, con una punta di ghiaccio.

Ore 21:45 locali: l’atterraggio. Se avete seguito attentamente i miei consigli questa parte non dovreste ricordarla. Mi hanno detto che il nostro atterraggio è stato un po’ brusco, perché c’era un temporale. Buono a sapersi.
Un ultimo consiglio: viaggiate sempre con qualcuno che ci capisce. Io cerco sempre di volare insieme al mio amico Tino; conosce tutte le statistiche degli incidenti, classificate sia per compagnia che per tipo di aereo (“tranquillo, negli ultimi 10 anni Easyjet ha fatto solo due incidenti, mai in volo, nessuno mortale, neanche un ferito e quest’aereo è sicuro e facile da pilotare, il tempo è sereno. It’s a good night to fly”) e poi mi spiega tutti i rumori (“Questo è il carrello, ecco senti? Ora aprono i flap. Tutto procede liscio come l’olio”).
PS: Tino è uno di quelli che dopo la seconda Ceres prende il Negroni.

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