Casaleggio: la morte di un padre che nel PD non esiste più.

Visionario o dittatore, manipolatore o innovatore che fosse, una cosa è fuori discussione: Gianroberto Casaleggio è stato un padre, anzi il padre del Movimento 5 Stelle.

Coincidenza ha voluto che se ne sia andato esattamente nel giorno in cui alla Camera è stata approvata la riforma costituzionale. Il contrasto è forte: un padre fondatore muore lasciando in lacrime i figli pentastellati mentre nel PD un gruppo ristretto di 30-40enni festeggia la propria autoconsacrazione a padri costituenti. Indipendentemente da come si svilupperà il processo di successione all’interno del M5S, nella morte di Casaleggio c’è un senso di continuità che evidenzia ciò che nel PD è venuto a mancare.

L’ascesa di Matteo Renzi alla leadership ha seguito una traiettoria da catapulta. E’ stata un’ascesa cruenta, rapida. Inarrestabile proprio come quella dei 5 Stelle, a partire dal 2007, guarda caso lo stesso anno di nascita del Partito Democratico. Ma mentre i ‘grillini’ di allora (tra espulsioni e metodi da regime militare che hanno fatto gridare allo scandalo i democratici) sono oggi arrivati al 28% e alla morte di Casaleggio esibendo una foto di famiglia che tiene assieme le origini e il futuro, questa evoluzione nel PD è saltata.

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Immagine da flickr

Renzi, oggi in ribasso al 30%, non solo ha rottamato la vecchia guardia, ma ha eliminato direttamente la figura del padre. E’ come se, prima di lui, nulla e nessuno sia mai esistito: un’operazione da fondazione ex novo, proprio come fu per Casaleggio e Grillo, ma che Renzi pratica affondando le mani in un corpo nel quale si fondono interi pezzi di storia democratica del nostro Paese.

 Nel PD oggi non esistono più padri fondatori riconosciuti, ascoltati e rispettati: sebbene qualcuno cerchi di divincolarsi dalla morsa del regime dell’oblio sono messi tutti all’angolo, persino a tratti derisi ed identificati come esempi del peggio che non deve più tornare. Il PD di Renzi ha introdotto un approccio culturale e politico che non contempla il voltarsi all’indietro: al massimo si sfrutta qualche frase sparsa di Berlinguer o Prodi per piegarla ai propri disegni contingenti.
Le radici sono bruciate. E’ Renzi stesso che pianta radici per essere lui stesso un padre dall’adorabile faccia di terribile ed eterno ragazzo.

In queste ore in molti si stanno chiedendo che fine farà la famiglia M5S, orfana di Casaleggio.
 Ma forse è anche l’occasione buona per chiedersi che fine può fare il PD, un partito in cui il senso della continuità e della comunità si è perso, procedendo verso il futuro solo attraverso cesure e scontri.

Il referendum costituzionale di ottobre sarà un momento cruciale per il futuro del PD. Renzi, in linea di rottura con ogni visione di predecessione, storia e successione, ha voluto giocare la partita all’insegna del ‘dopo di me, il diluvio’. Se gli italiani daranno il loro consenso maggioritario a questo sondaggione sul governo, Renzi potrà completare l’opera di demolizione di tutte le opposizioni. Se invece il referendum non passerà, assieme alla sconfitta renziana, non ci sarà la morte di un padre ma sarà probabile la morte del PD stesso, cosa che in molti temono dall’interno. È questo il crinale su cui questo partito senza padri si è collocato.

Tutto questo mentre i figli di Casaleggio raccolgono il testimone e l’onda calda di un funerale dove la parola d’ordine da rispettare è Unità.

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