Comunicare in caso di emergenza

Nell'ultimo periodo si sono susseguite diverse calamità naturali tra uragani e alluvioni, attentati terroristici e killer in fuga nelle campagne, sottolineando come la comunicazione in caso di emergenza sia un aspetto fondamentale della vita "social" e iper-connessa delle persone.
Come si comunica in caso di emergenza? Quali sono i nuovi mezzi digitali, che vanno ad accompagnare i media tradizionali, come radio, televisione e quotidiani?

Prendiamo  il caso del terremoto di Amatrice, successo in agosto 2016. Le prime scosse sono avvenute intorno alle 3:30 di notte e le prime notizie sono state mandate in rete attraverso foto e post di utenti e forze dell'ordine su Twitter. Un social network è stato il primo mezzo di comunicazione, oltre a chiamate e messaggi, utilizzato per diffondere l'allarme e le immagini di una catastrofe naturale. Dopodichè, le notizie si sono sparse in tutta Italia, e poi anche in tutto il mondo, tramite il tradizione telegiornale.

Nonostante la tempestività giornalistica, sta diventando sempre più immediato scrivere un post o un messaggio sui social network, soprattutto Twitter e Facebook. Ma è sempre così immediato e tempestivo il lavoro dei social media manager delle forze dell'ordine?

Mettendo a confronto i profili Twitter della Questura, si può notare come ci sia una discrepanza tra un profilo e l'altro. Prendendo come esempio la capitale italiana, Roma, e altre due grandi città come Milano e Torino, si può osservare come la biografia descrittiva del profilo sia totalmente diversa, con addirittura due numeri diversi da chiamare.

Per quanto simili, ogni descrizione ha un suo stile e solo due utilizzano il Numero Unico per le Emergenze 112, mentre Roma ha ancora il numero precedente scritto, il 113.

Con il profilo ufficiale della Polizia di Stato si può ben notare come nemmeno il loro sia aggiornato al nuovo numero unico, mettendo in difficoltà chi magari si rivolge direttamente a loro.
La situazione peggiora se si va a scavare più a fondo, cercando i profili Twitter della Questura del Veneto. Venezia, capoluogo della regione, non ha nemmeno il profilo della Questura, ma solamente quello del Comune. Mentre città come Vicenza e Belluno hanno il profilo della Questura, ma quasi del tutto spoglio e inutilizzato, se non occasionalmente.

Fortunatamente, in Veneto è presente il profilo del Servizio Urgenza Emergenza Medica della regione, che tuttavia nella descrizione continua ad indicare come numero per le emergenze il 118, invece del 112, valido anche per loro; e anche il servizio delle maree via sms o via mail per segnalare possibile acqua alta a Venezia e Chioggia.

Con tutti questi profili, si può evincere come, nonostante l'invasione di smartphone, non sempre questi profili vengano seguiti e curati per essere sempre aggiornati ed efficaci per gli utenti. Il Safety Check di Facebook è tempestivo tanto quanto avviene con Twitter, per cui bastano pochi caratteri di messaggio o un "check in" di sicurezza per dare l'allarme. Ci sono poi anche altri metodi utili per diffondere le notizie di emergenza come Snapchat: quest'ultimo è principalmente utilizzato dall'utente medio più che dalle più specifiche forze dell'ordine. Con Waze, come Google Maps, si è sempre aggiornati su vari incidenti stradali tramite la collaborazione di ogni utente che ha scaricato l'applicazione. Negli Stati Uniti, a causa della grande quantità di uragani dell'ultimo periodo, Zello è stata una delle app più quotate per comunicare con amici e parenti, perchè è un vero e proprio walkie-talkie con cui chiamare e dare un allarme; mentre Google ha creato durante l'uragano Harvey una mappa interattiva per segnalare problemi ed emergenze.

Dal 2014 è disponibile, 112 Where Are U, l'applicazione dell'Area Regionale Emergenza Urgenza sia per iPhone che Android e Windows Phone. Con questa app è possibile chiamare il 112 cliccando sul simbolo in rosso per parlare con un operatore delle forze dell'ordine. Altrimenti, si può inviare una chiamata silenziosa sempre al 112 nei casi in cui sia difficile comunicare, come durante un terremoto sotto le macerie. L'unico problema di questa applicazione è la mancanza di copertura nazionale: funziona solo in alcune regioni e province d'Italia, come Roma, Trento o la Lombardia, regione da dove è partita l'app. Un ottimo modo per comunicare le emergenze, peccato.

Una serie di applicazioni utili, comode, veloci, che funzionano bene soprattutto in altri Paesi come Stati Uniti o Germania o Regno Unito, ma in Italia cosa ci resta a parte l'app del 112, Facebook e Twitter? Nonostante la presenza di canali su Telegram che pubblicano notizie dell'ultima ora ogni secondo, la tempestività delle forze dell'ordine è ancora carente e non sempre le emergenze sono efficacemente segnalate e diffuse.


Modulo abitativo d'emergenza

Leonardo Madama, classe 1991, nasce all'Aquila. Laureato in Architettura allo Iuav di Venezia, si sta specializzando in Architettura del Progetto Sostenibile al Politecnico di Torino. Grande appassionato di filosofia, musica, pedagogia e dell'arte in generale, Leonardo è ideatore del progetto"modulo abitativo d'emergenza", che ha progettato con Federico Morini, Carmen Napolitano e Dario Pfeiffer e costruito con anche Matteo Fasciolo, Rinaldo Petracca, Federico Varelli, Antonello Mattei e Maurizio Madama.

Abbiamo chiesto a Leonardo di spiegarci qualcosa in più di questo progetto che ci ha molto incuriosito. Il "modulo abitativo d'emergenza" è un prototipo di modulo abitativo utilizzabile in caso di situazioni d'urgenza abitativa, quali potrebbero essere catastrofi naturali (terremoti, cicloni, uragani) o umane (conflitti bellici e simili). I moduli sono stati progettati con materiali naturali riciclabili e/o biodegradabili ed energie rinnovabili.

Il progetto è nato per situazioni simili al post-emergenza del terremoto di L’Aquila, dove il problema dell'alloggio post terremoto (sia degli alloggi temporanei sia del Progetto C.A.S.E. e Map) è ancora tra i primari. Più di sei anni sono passati da allora e, come racconta una signora a Valerio Valentini a proposito del Progetto C.A.S.E. : "Non si vive. Si guardi intorno"(Internazionale, 13 nov. 2015 ). Le avveniristiche new towns che avrebbero dovuto dar vita al miracolo della ricostruzione presentano al contrario evidenti problemi strutturali e di manutenzione, nonostante i costi esorbitanti sostenuti per costruirli.

"Uno dei problemi principali riscontrati nel post terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 è stato proprio quello dell'inadeguata adozione di strutture per l'alloggio temporaneo" puntualizza Leonardo "in particolare è mancato completamente un alloggio confortevole adatto alla sistemazione di molti mesi. La tenda adottata in quello che è stato il post emergenza, presenta, come primo fondamentale disagio, quello della privacy tra famiglia e famiglia e tra i membri all'interno della stessa famiglia. Da non sottovalutare poi l'importanza del concetto di "isolamento termico-acustico" dall'esterno, in tutti i periodi dell'anno. Inoltre la tenda appoggiata semplicemente al suolo, è soggetta a risalite dell'umidità e all'esposizione a terreni stagnanti e/o umidi in caso di piogge. Le tende sono state uno delle fondamentali cause di quello che è stato il "progetto" case, distruttivo per il paesaggio nell’aquilano e per la stessa idea di "città". Il governo che allora gestiva l’emergenza è riuscito così a impiegare vastissime risorse economiche per il progetto c.a.s.e., appunto perché le persone vivevano in una situazione di grande disagio ed erano soggette ad accettare qualsiasi alloggio pur di uscire dalla tende.

Per questo ritengo che la primissima emergenza deve essere ripensata completamente, per poi procedere con la ricostruzione delle vecchie case in pochi mesi. Non costruire dormitori che verrebbero abbandonati con il ripristino delle case di proprietà in centro e fuori, come sta succedendo e succederà proprio a L’Aquila."

E continua presentando il progetto: "Da questi fondamentali problemi sono partito per progettare, in maniera più olistica, un modulo abitativo di 10 metri quadrati e per 2 persone (o anche solo per 1), ma accostabili per formare gruppi familiari. Le emergenze abitative, a causa del riscaldamento globale, guerre ed eventi naturali eccezionali (terremoti e simili), saranno sempre più frequenti; è per questo che bisogna pensare ad un metodo per andare incontro a questi disagi, attenuandoli e non aggravandoli. Nello stesso momento per non contribuire all'aumento dell'effetto serra nocivo per il pianeta, utilizzeremo materiali naturali riciclabili e/o biodegradabili ed energie rinnovabili che inquinano notevolmente meno rispetto alle fossili."

Concludo con le parole dell'architetto cileno Alejandro Aravena, futuro Direttore della 15. Mostra Int.le di Architettura 2016, Reporting from the front, che si svolgerà a Venezia dal 28 Maggio al 27 Novembre: "Ci sono ancora molte battaglie da vincere e molte frontiere che occorre ancora espandere per poter migliorare la qualità dell’ambiente edificato e, di conseguenza, la qualità di vita delle persone. Sono sempre di più le persone sul pianeta alla ricerca di un luogo decente in cui poter vivere e le condizioni per raggiungere tale scopo si fanno di ora in ora sempre più ardue. Qualsiasi tentativo di trascendere gli aspetti commerciali incontra come sempre una forte resistenza nell’inerzia della realtà e qualsiasi sforzo volto ad affrontare questioni importanti deve vedersela con la crescente complessità del mondo."


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