Interview with.. Alan Chies

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Photos by Alan Chies
Translation by Marco Munoz

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Ci puoi parlare un po’ di te?

Alan Chies, non sembra il nome di un italiano, ma io mi ci sento italiano,anche se in questo momento dell’italia in cui mi piacerebbe vivere e fotografare è rimasto poco. Sono nato a cuneo il primo ottobre del ’77 , e sono cresciuto per buona parte della mia giovinezza in un paese di 30 abitanti, io le montagne e york il mio cane. Successivamente ci siamo trasferiti a Vittorio Veneto città natale di mio padre, sono diventato agrotecnico e subito dopo mi sono iscritto a filosofia all’università di venezia, non ho finito gli studi l’ho presa con filosofia. Dopo aver seguito un fotografo (Giambattista Benedet) nel trevigiano che mi insegnò la tecnica, ho deciso di trasferirmi a Milano, inizialmente ho lavorato per quasi un anno con Tony Thorimbert , Tony mi ha insegnato a pensare alla fotografia .
nel 2008 sono diventato free lance e così ho potuto seguire fotografi di fama internazionale : Willi Vanderperre, Serge Leblon, Bob Krieger e altri. All’inizio del 2009 sono stato contattato da victorias per entrare nella neonata sezione photographers. Devo dire che sono stato propio fortunato!

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Come hai iniziato a fotografare, di solito c’è sempre la vecchia storia del ragazzo che trova in soffitta la macchina fotografica del nonno… anche tu su questa linea oppure no?

Haahha direi di no… e non troverai nemmeno mai scritto ” la mia prima foto l’ho scattata 5 anni” a 5 anni ero più esperto nel fare buche e giocare nel fango, e nemmeno verso i 15, in adolescenza avevo conseguito alcuni riconoscimenti in campi come la pirotecnica, la masturbazione, la sperimentazione di droghe, anche se qualcosa di più costruttivo lo facevo: la regia in una radio che non esiste più. Penso che verso i 20 con l’inizio dell’università cominciai ad interessarmi più seriamente alla fotografia comprando una zenza bronica e rilevando tutta la camera oscura di un fotoreporter che stava passando al dgtale. Questa cosa mi fà ritornare a quel pensiero costante di quando avevo 20 anni” non riuscirò mai a portare qualcosa a termine se vado avanti così” ora ,passati ormai anni e sacrifici che mai avrei pensato di fare per raggiungere un obbiettivo ciò che mi “tormenta” è un unico pensiero “potrei mettermi facilmente nei casini, non so far altro che fotografare” è come una storia d’amore, ma con la ragazza di una vita!

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Hai pensato subito di seguire la fotografia di moda oppure c’è stata una ricerca di stili e di argomenti che poi ti ha portato a decidere?

Ho sempre pensato alla fotografia e non ad una fotografia in specifico (architettura,food,stil life, moda ecc).
Devo dire che mi sento rispetto a tutte le branche della fotografia più di ogni altra cosa un ritrattista, e nella moda avevo l’occasione più di ogni altra di lavorare costantemente con persone “vive”, e allo stesso tempo di poter sviluppare un linguaggio personale forte…

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In un ritratto cos’è importante per te?

Ho sempre pensato, che una delle cose fondamentali nei ritratti che faccio e che piaccia prima di tutto a me… al di la di leggi ferree sulla composizione o sulla luce, la cosa davvero importante e che quello scatto sia mio.

Che tipo di relazione instauri con il soggetto che stai fotografando?

durante uno shooting di moda o ritratto, molte volte non hai tempo per instaurare un vero scambio, come succede per esempio durante un set cinematografico, in quel caso hai anche dei mesi per lavorare con una persona e allo stesso tempo raccontare storie in cui si possano immedesimare empaticamente gli attori.Allora ciò che faccio e che mi viene meglio durante un set ,è farmi conoscere per primo,in maniera semplice, spontanea e spesso funziona …

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Secondo te la fotografia di moda si può scattare ancora a pellicola, oppure il digitale oramai è diventato predominante e la tendenza non si invertirà?

La fotografia di moda può essere non solo scattata in pellicola, ma anche con lastre al palladio, detto questo per quello che è diventata oggi la fotografia di moda,è più plausibile che il digitale soppianti completamente la pellicola.
La velocità di realizzazione dei file la loro visualizzazione immediata i tempi di editing e “sviluppo” si sono notevolmente dimezzati grazie al digitale,quindi in un periodo in cui la moda non è solo più tendenza ma anche un grandissimo mercato non mi resta che dire: “tempo è denaro”. L’unica vera inversione che si può fare,è incominciare a scattare con il dgtale come se fosse pellicola…

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Se dovessimo definire la moda oggi, tu come la riassumeresti?

Non sono propio un esperto di moda, da un certo punto di vista oggi ci sono più soldi e sono più distributi in questo settore, ma ciò forse ha influito negativamente sulla creatività.

In questi ultimi anni ci sono sempre più fotografi emergenti o presunti tali. Secondo te, vista la tua personale esperienza, se dovessi dare un consiglio per emergere dalla massa, a cosa penseresti?

emergere dalla massa spesso non vuol dire fare la differenza, penso cmq che un giovane fotografo abbia il dovere di lavorare sullo sviluppo di un linguaggio forte che lo emancipi dalle “tonnellate” di foto che vengono prodotte tutti i giorni.

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Hai dei progetti speciali in corso?

“ho un progetto con Marco Cendron (artdirector di rolling stones) si tratta di una “mappatura” dell’italia illustrata.
inoltre sto facendo anche un lavoro a due mani con dem , amico illustratore, writers e visionario.”

Cosa significa per te oggi la “Streetphotography”?

la Streetphotography oggi è per me un reportage di guerra in tempo di pace… ovvero la ducumentazione di mutazioni che riguardano la società attraverso occhi più istintivi (ryan mcginley) rispetto ad approcci più accademici (lorca di corcia).

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In questi ultimi anni ci sono sempre più fotografi emergenti o presunti tali. Secondo te, vista la tua personale esperienza, se dovessi dare un consiglio per emergere dalla massa, a cosa penseresti?

emergere dalla massa spesso non vuol dire fare la differenza, penso comunque che un giovane fotografo abbia il dovere di lavorare sullo sviluppo di un linguaggio forte che lo emancipi dalle “tonnellate” di foto che vengono prodotte tutti i giorni.

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Grazie Alan!

ENGLISH

Can you tell us something about you?

Alan Ciens does not seem like the name of an Italian, but I feel Italian and at this current time, there is little left over of the aspects of Italy that I would like to experience and take photos of. I was born in Cuneo, October 1st, 1977. I was raised in most of the years of my youth in a small town in the mountains with 30 inhabitants and York, my dog.
Later, we moved to Vittorio Veneto where my father was born. I became an agro-technician and I enrolled myself in the academy of philosophy at the University in Venezia. I did not graduate. After following a photographer (Giambattista Benedet) from Treviso who taught me certain photography techniques, I decided to move to Milan. At the beginning and for almost a year, I worked with Tony Thorimbert. Tony taught me to think about photography.
In 2008, I started to freelance and it was like that this that I was able to follow internationally known photographers: Willi Vanderperre, Serge Leblon, Bob Krieger and others. At the beginning of 2009, I was contacted by Victoria to be part of the upcoming section for photographers. I must say I was pretty lucky.

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How did you start taking pictures? Usually there is always the old story of the boy who finds his grandfather’s camera, did that happen to you as well or not?

Hhahahaha not quite that way. You will never find written somewhere: “My first picture was taken at the age of 5”. At the age of five I was more of an expert of playing, having fun in the mud and not even at the age of 15. As a teenager I got recognized for in other things such as playing with fireworks, masturbation, experiencing drugs, but besides all the previously mentioned, I did do other more positive things such as working and directing a radio station that no longer exists. I think that around the age of 20, with the beginning of college I became more interested in photography and getting a reporter’s old camera since he was changing his old one for a digital camera. This makes me go back and think when I was twenty years old. I won’t be able to conclude anything if I keep living like this. Now, after all these years and sacrifices that I would have never thought to commit to in order to accomplish a goal that bothered me is one and only thought “Could I get in trouble easily, I do not know to do anything else but to take pictures” It is like a love story, but with the girl of your life.

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Have you thought right away to follow the existing trends in photography or has it been a need to look for different styles and themes that have motivated you?

I have always thought about photography and not on a specific style of photography. I must say that I respect all the different types of photography, more than being a photographer working with portraits. In fashion, I had the chance to constantly work with people who were “alive” and at the same time I had the chance to develop a strong and personal language….

In a portrait, what is important for you?

I have always thought that something essential in all the portraits that I make is that I have to like them first before anyone or anything else. Besides the light or the technique, the most important factor must be that that shoot, image must be mine.

Witch kind of relationship do you have with your subject when you shoot?

Most of the time, during a fashion shooting or portrait, there is no time to install and exchange like it happens in a film set. In that case there is a lot of time, months, to work with a person and there is more availability to tell a story. So what I do is what comes to me better right in a set and have myself known in a simple and spontaneous manner. Something that works often.

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According to you, fashion photography can be taken the old way or the digital format is predominantly the way to do it nowadays with no way back?

Fashion photography can be taken not only in the old way. It can also be taken with palladium plates. This being said, this is the reason why it has become the trendy photography, it is more plausible than the digital one.

If we had to define fashion nowadays, how would you describe it?

I am not really a fashion expert. From a point of view, today there is more money and these are better distributed in this sector, but might have had a negative impact on creativity.

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What does it mean for you now “Streetphotography”?

Today, streetphotography is for me a reportage of war in a time of peace. Better said, the evolution and mutations that our society is experiencing through the eyes of instinctive photographers like Ryan Mcginley rather than more academic oriented approaches (lorca di corcia).

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What’s your last project that are you working on ?

I am working on a project with Marco Cendron, art director for the Rolling Stones. It is a mapping of Italy in an illustration. On top of this, I am working hand by hand with dem, illustrator friend, writers and visionary.

There are in these recent years a lot of emerging photographer (or something like that). In your opinion, if you have to give a tip to be different.. what are you going to think about?

To emerge from the masses often does not necessarily means that one is making a difference. However, I think that a young photographer has the duty to work on the development of a substantial and strong language in order to emancipate his/herself from the tons of photos that will come up everyday.

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